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CIE: indagine Medici per i Diritti Umani
Scritto da Associazione Class Action Procedimentale   
Martedì 14 Maggio 2013 18:55
 

A quindici anni dall’istituzione dei centri di identificazione ed espulsione, l’ong Medici per i Diritti Umani ha svolto nell’arco di un anno (febbraio 2012-febbraio 2013), un’indagine nazionale sui CIE  (“Arcipelago CIE”), dal punto di vista della garanzia dei diritti umani. Dai dati e testimonianze sulla modalità di gestione dei servizi socio-sanitari e le condizioni sanitarie dei trattenuti, raccolti da un team di medici e operatori socio-legali, che ha visitato gli undici CIE oggi operativi sul territorio italiano, queste strutture si confermano congenitamente inadeguate a garantire il rispetto della dignità e dei diritti della persona. Se le richieste di ingresso ai centri sono in generale state garantite anche con discontinuità dalle Prefetture, è stato invece impossibile al team di Medu di accedere alle aree di trattenimento dei migranti in più di 5 centri, un divieto motivato da ragioni di sicurezza, che è indicativo invece dello stato di tensione nei CIE e della chiusura totale al mondo esterno di questi luoghi. 

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Diritto di cittadinanza
Scritto da Associazione Class Action Procedimentale   
Sabato 11 Maggio 2013 10:14

"La prima volta di una straniera ministro. La prima volta di un’africana (congolese: e non è poco), per giunta medico e per giunta donna. Evviva. Per carità, tra le montagne del Nord è successo pure di avere già una sindaca straniera in quota Lega Nord. Ma la nomina di Cécile Kyenge ha altra cifra, senza nulla togliere alla leghista. Donna di partito, vero. Una piddì doc eletta col porcellum nell’Emilia dell’ex imperatore Bersani. Corsa in discesa, d’accordo. Ma in politica nulla è scontato, meno che mai per un nuovo cittadino" (Gianluigi De Vito per La Gazzetta del Mezzogiorno)

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CIE, tutti contro il documento Ruperto
Scritto da Associazione Class Action Procedimentale   
Venerdì 10 Maggio 2013 07:36

ROMA
 -"Abbiamo visto gente di tanti paesi, con un'unica croce, chiedersi perché si trovasse lì, senza trovare risposta". Gli avvocati penalisti dell'Osservatorio Carcere scrivono in poche parole le loro impressioni dopo avere visitato tre Centri di identificazione e di espulsione, quelli di Milano, Roma e Gradisca d'Isonzo. Non avere il permesso di soggiorno è solo un problema amministrativo e la detenzione di un anno e mezzo nei Cie non è penale, perché è una reclusione senza reato e senza condanna. Ma l'Unione camere penali, associazione dei penalisti, ha deciso di occuparsene perché "sono peggio del carcere". Michele Passione, dell'Ucp, spiega che "il trattenimento nei Cie è assimilabile a un ergastolo bianco". Il motivo è che arrivati al limite massimo di 18 mesi, chi non è stato rimpatriato viene rilasciato ma resta irregolare, quindi al successivo controllo delle forze dell'ordine finirà di nuovo in un Cie. 
 
Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Maggio 2013 07:41
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