classactionprocedimentale.it

Cie, troppo orrore nel centro per i migranti: vietate foto e riprese PDF Stampa E-mail
News generiche
Scritto da Associazione Class Action Procedimentale   
Giovedì 13 Novembre 2014 14:37

 

di Francesca Russi

Vietato fotografare quei muri sporchi e scrostati con la scritta "vogliamo essere liberi" e il disegno fatto a matita di una gigantesca statua della Libertà. Vietato immortalare i corpi segnati dai tagli profondi che i migranti si sono autoinferti con le lamette da barba per provare a uscire dal centro. Proibito filmare proprio quelle lamette che nel centro non dovrebbero esistere e che, invece, ci sono e vengono vendute sottobanco da qualcuno, "al prezzo di 10 euro" denunciano i detenuti.

                                                                                                         

Nel Centro di identificazione ed espulsione di viale Europa, al quartiere San Paolo di Bari, dove sono rinchiusi 70 migranti irregolari di varie nazionalità, si entra grazie alla campagna "LasciateCientrare" promossa da Ordine dei giornalisti e Federazione della Stampa con le autorizzazioni al ministero dell'Interno e alla Prefettura di Bari, ma ai giornalisti non è concesso filmare o fotografare. A differenza di altre visite fatte in passato durante le quali è stato possibile intervistare i migranti con tanto di telecamera e microfono e riprendere la struttura. Nell'ultimo mese nel Cie un tunisino, Fatì, si è cucito le labbra per protesta, un altro magrebino ha ingerito lamette come atto di autolesionismo ed è scoppiata una rivolta contro le condizioni di detenzione.

"Uno Stato civile non ha paura di far vedere i propri luoghi di detenzione   -  attaccano i deputati di Sel Erasmo Palazzotto e Annalisa Pannarale, presenti ieri durante la visita con giornalisti, avvocati e volontari  -  l'unico pericolo delle immagini è per chi ha la responsabilità di mantenere in condizioni di dignità umana questi luoghi".

Dignità umana che, invece, manca, stando all'ordinanza del Tribunale di Bari con cui a gennaio scorso si disponevano immediati lavori di manutenzione entro 90 giorni. Il tempo, tre mesi, è scaduto. "I lavori per ampliare la sala benessere dove trascorrono le giornate i migranti non sono stati effettuati  -  denuncia l'avvocato Luigi Paccione che ha curato il ricorso in Tribunale e che ha chiesto ora l'esecuzione immediata dell'ordinanza  -  le linee guida prevedono uno spazio di 3 metri quadri per ciascuna persona, il ministero dell'Interno è inadempiente". Ci dovrebbe essere dunque una stanza da 74mq dato che in ogni modulo  -  ne sono aperti solo 3 su 7 - ci sono 24 detenuti, ma il corridoio è angusto e la parola benessere associata a quella stanza ha il sapore di beffa.

"L'acqua cade dal soffitto" ci mostra un tunisino. Al centro delle proteste di chi è rinchiuso solo perché senza documenti di soggiorno c'è anche la questione avvocati. "Possiamo scegliere solo tra 6, non ci fanno nominare altri legali. E dobbiamo anche pagare nonostante ci sia il gratuito patrocinio". Di approfondire la questione si sono interessate l'avvocato Francesca la Forgia e Erminia Rizzi dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione. "Anche dopo l'avvenuta approvazione della legge europea 2013-bis che riduce ad un massimo di 90 giorni il periodo di trattenimento nei Cie degli stranieri destinatari di provvedimento di respingimento o di espulsione da eseguirsi con accompagnamento alla frontiera e migliora la disciplina dei presupposti del trattenimento  -  spiegano in un documento i giuristi dell'Asgi - Asgi continua a richiedere la chiusura di queste strutture che violano gravemente la Costituzione"

La visita della delegazione mista all'interno del Cie continua fra i tre moduli. Ogni migrante racconta la sua storia. Diop, 36 anni senegalese, con le sue crisi epilettiche e le cadute durante il sonno; Yosri, 26 anni tunisino, con la sua compagna italiana a Lucca incinta di 5 mesi; Karim, 32 anni tunisino ma da 7 bresciano, con i suoi tagli sulle gambe fatti due settimane fa. Tutti chiedono una sola cosa: libertà. E la scritta sui muri "vogliamo essere liberi" è l'unico scatto rubato nel centro.
Fonte: bari.repubblica.it/cronaca/2014/11/13/